Operatori del centro

Enrico Bessone

Lina Caracuta

Anna Cremona

Ilaria Datta

Monica Mortarotti

Laura Pedrazzoli

Sara Pozzoli

Viviana Venturi

Alcuni cenni storici

Il milieu scientifico e culturale che alcuni decenni fa indagava/investigava la Psiche era prevalentemente costituito - in un’intensa fase del suo percorso evolutivo postmanicomiale - da orientamenti scientifici spesso contrapposti, in massima parte reciprocamente esclusivi; la questione fondamentale che allora ci si poneva era se i disturbi mentali fossero intelleggibili e curabili dal modello Psicoanalitico o da quello Biologico ovvero se fosse la ‘nuova’ Psicoterapia Cognitivista o infine il modello Psicosociale a definirne eziopatogenesi e terapie.

All’interno dello stesso movimento psicoanalitico - all’epoca prevalente - le diverse Scuole tendevano (e spesso avviene ancora oggi) a speculare sulla loro dominanza scientifica e ad inseguire il trust del loro modello culturale.

In generale, a parte alcune autorevoli eccezioni, gli Psichiatri svalutavano (e svalutano) l’approccio psicoterapeutico e molti Psicoanalisti negavano (e negano) i possibili vantaggi dei farmaci lottando - quasi sempre in buona fede ma con una certa superficialità - per l’egemonia del trattamento ideale dei casi clinici, limitando così le potenziali terapie e pregiudicando le opportunità di cura dei pazienti.

Era il 1985 quando il professor Carlo Lorenzo Cazzullo inaugurò il XXXVI Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria - a Milano - con la Lettura Magistrale intitolata significativamente ‘Tempo di Psichiatria’: dalle sue parole emergeva con forza quella ‘spinta di straordinario spessore culturale indirizzata a comprendere (nel senso heideggeriano del termine) i mutamenti radicali sopraggiunti nella psichiatria italiana nel volgere di pochissimi anni (...). Per lui la diversità culturale e di indirizzo metodologico doveva essere ricchezza e non chiusura all’altro, vuota competizione di saperi retorici, coltivazione di piccoli poteri fini a se stessi’ (P.L. Scapicchio, Psichiatri Oggi - n° 5, 2010). Il fondatore della Psichiatria Universitaria italiana - con spirito acuto e lungimirante - aveva saputo cogliere le diversità culturali nel loro significato di forti opportunità di sviluppo e potè così adoperarsi negli anni per la sintesi dei saperi e l’integrazione delle diverse anime della psichiatria italiana in un corpus dottrinale che si espande dalle scienze umane alla psicologia e alla biologia e che - attraverso la ricerca scientifica e le correlazioni agli altri settori clinici della medicina - riporta all’idea fondante per la quale curare il corpo non tenendo in conto la mente vuole dire rinunciare ad esser medici nel senso completo della parola.

Nella sede universitaria milanese si erano formati i docenti e gli psichiatri che avrebbero sviluppato le Scuole di Specializzazione italiane e studiato le diverse aree della psichiatria, ciascuna di queste valorizzate da Cazzullo nella loro dignità e utilità della ricerca culturale e scientifica, con un necessario elemento comune fondato sulla comunicazione umana - verbale e non verbale - e sull’ascolto partecipe dell’altro.

Nei primi anni novanta - a partire da una netta percezione della futura difficoltà di sviluppare - nell’ambito pubblico - esperienze ulteriormente innovative nella formazione del rapporto con il paziente, e dal desiderio di creare relazioni elettive, cure individualizzate e stabilità di rapporto con i curanti - prendevano forma le riflessioni sull’opportunità di un approccio integrato e flessibile alle cure dei disturbi psichici, con uno stretto rapporto tra le diverse figure professionali in campo: da questo orientamento Enrico G. Bessone avviava il primo nucleo del Centro Milanese per il Trattamento Integrato della Depressione e dei Disturbi d’Ansia.